Problemi di traduzione: Il moly filologico - Callista

21 Agosto, 2019
Samuele Baracani

Come già è successo, prenderemo spunto dalla traduzione di Callista di John Henry Newman, Capitolo XI:

"The blushing rose" she said, gravely "the stately lily, the royal carnation, the golden moly, the purple amaranth, the green bryon, the diosanthos, the sertula, the sweetest modest saliunca, fit emblems of Callista".

Callista, la co-protagonista del romanzo, sta enumerando i fiori che le sono stati offerti da Agellio, suo spasimante. Se i primi che appaiono nella lista sono di facile traduzione, gli ultimi usano nomi greci e latini, come a ricordare al lettore che la scena non è ambientata in un contesto moderno, ma antico. Fra tutti questi però emerge, ancora più esotica, la parola moly. Cercando su di un manuale di botanica non se ne avrà traccia, per quanto il contesto non lasci adito ad altra interpretazione che non sia quella di una pianta.
Chi ha avuto un minimo a che fare con la mitologia e la letteratura antica però si ricorderà del fiore che Ulisse mangia per non venir piegato dall'incantesimo di Circe (l'episodio si trova in Odissea X, 302-306) e, andando a controllare il brano, potrà verificare che è proprio quel moli di cui stiamo parlando.
Arrivato a questo punto il lettore proseguirà con una lieve alzata di spalle, ma il traduttore non potrà fare a meno di soffermarsi dubbioso. Abbiamo certo trovato la fonte da cui viene la parola, ma perché l'autore l'ha usata, perché proprio questa? Si tratta di un vezzo letterario per aumentare il senso dell'esotico, una citazione dotta, oppure si allude ad una pianta reale?
Il moly, o moli che dir si voglia, ha subito diversi tentativi di identificazione, che vanno dal cappero a piante esotiche (Dioscoride propone il pègano), fino al ben più banale bucaneve. Possibile che Newman abbia aderito ad una di queste interpretazioni? Verificare questo, senza un testo di suo pugno che lo certifica (che non esiste) è ovviamente impossibile. Tuttavia potrebbe esserci utile scoprire cosa i suoi lettori avrebbero capito a riguardo. Un buon metodo in questo caso è verificare se negli studi dell'epoca ci fosse una linea preponderante a riguardo del fantomatico moly. Purtroppo le fonti a nostra disposizione sono scarsissime, ma possiamo facilmente accedere ad una edizione dell'Odissea annotata in inglese del 1852 curata da Jason Owen grazie ad archive.org. Qui, a pagina 408, troviamo la nota al passo incriminato (https://archive.org/details/odysseyhomeracc03owengoog/page/n434). La stringatezza della nota è perentoria: "Una pianta favolosa usata per scopi magici" (traduzione mia). Non ci sono riferimenti a particolari interpretazioni o tentativi di identificazione, né a come comunemente era intesa. Questo potrebbe certamente essere un capriccio del curatore, ma basta per lo meno a dirci che non esisteva un accordo o un'opinione comune a riguardo. Ergo, dato che il nostro proposito è riprodurre al meglio l'opera in un'altra lingua, la via dell'interpretazione e dell'identificazione del moly con una qualche pianta esistente ci è preclusa.
Come allora si può tradurre? L'unica opzione che ci resta, per riprodurre l'aspetto esotico, è di trascrivere la parola e sciogliere in nota l'arcano con il risultato delle nostre ricerche.

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