Non sbaglia chi dice che i cartoni animati oggi sono veramente scadenti. Il fatto non è che 30 o 40 o 50 anni fa fossero tanto meglio. Funziona un po’ come l’editoria: fino a 50 o anche 100 anni fa erano in pochi a scrivere, era ancora qualcosa per gli “specialisti” (anche se molti libri che hanno fatto la storia sono stati scritti da eccellenti amatori), e perciò le poche cose che uscivano erano quantomeno buone. Poi ci sono libri scritti più o meno bene, più o meno noiosi, più o meno efficaci; ma nel complesso era difficile che uscisse qualcosa di assurdamente brutto. Più difficile di oggi, almeno. Oggi scrive chiunque, ma proprio chiunque. E chiunque scrive qualunque cosa, inventandosi generi un giorno sì e l’altro pure. E’ ovvio che in questo modo, per la legge dei grandi numeri, è molto più probabile che escano libri brutti, anzi bruttissimi. Lo stesso vale per film, serie tv e cartoni animati. Ci sono decine di canali, che trasmettono a loro volta decine di cartoni animati; ed è rarissimo trovarne uno che valga la pena far vedere ai propri bimbi (o vedere in prima persona, perché no?). Ma non voglio qui fare esempi negativi; primo, perché l’elenco sarebbe lungo, e secondo, perché non mi va di fare l’ennesima critica distruttiva. Voglio fare un esempio positivo, fare critica positiva, mostrare un cartone animato bello.

Bluey è un cartone animato trasmesso per la prima volta dalla ABC sul suo canale per bambini, ABC Kids, nel 2018. Protagonista è una cagnolina blu, Bluey, la sua sorellina, Bingo, e mamma e papà. La prima cosa che apprezzo veramente di questo cartone, sono le musiche: vere e proprio opere d’arte, eseguite da quella che sembra un’orchestra in piena regola. Non suoni demenziali, xilofoni nauseanti e stelline scroscianti, ma sinfonie divertenti e coinvolgenti; tanto che io, onestamente, le ascolto per conto mio, lavorando o rilassandomi.
Un’altra cosa sono i disegni: stilizzati, semplici, ma apprezzabili. Sono moderni, ma moderni nello stile, non nella tecnica. Oggi troppo spesso si realizzano cartoni animati in computer grafica, con risultati che onestamente, mi sarei aspettato 10 o 15 anni fa. Spesso poi sono proprio brutti in sé e per sé, non perché realizzati con poca tecnica. Bluey invece è ben fatto, sicuramente creato con l’ausilio del computer (ormai è imprescindibile), ma nel classico stile “disegnato”.

Infine, ma non per importanza, i genitori. Sì, perché nella maggior parte dei cartoni animati per bambini, i genitori sono sempre queste entità astratte, perfette quando appena accennate, senza spessore né ruolo. I protagonisti sono i bambini, che siano in forma di cagnolino, maiale o zucchero filato; ma i genitori dovranno pur avere qualcosa da dire, qualcosa che non siano frasi fatte o forzatamente confortanti. I genitori di Bluey sono centrali, proprio come i figli; e come i figli hanno pregi e difetti, hanno un carattere tutto loro. La madre è più dolce, paziente, mentre il padre è più impulsivo e impacciato nel rapporto con le bimbe. I genitori di Buey sbagliano (anche se non sono errori grossi) e per questo sono cento volte più umani (o cani?) della stragrande maggioranza dei genitori di altri cartoni. Il papà di Bluey spesso sbotta, si stufa, per poi ritornare sui suoi passi e rimediare. Sono reazioni minime, non si mette certo a sfasciare il mobilio; ma è un personaggio a sé, con una sua psicologia. Questo è importante che i bambini lo vedano, perché non sono stupidi. Ecco: le case produttrici prendono i bambini per stupidi, forniscono loro situazioni perfette, irreali e surreali, artefatte, non vere, ridicole. Cosa dovrebbero pensare i bambini, guardando certi spettacoli? Cosa dovrebbe pensare, quando vedono i genitori perfettissimi di certi cartoni, mentre i loro genitori, quelli veri, si comportano in maniera umana, e quindi imperfetta? Cos’è, un modo per insegnare ai bambini che la loro vita non è bella?

Credo che Bluey faccia una cosa coraggiosa, cioè prendere sul serio i bambini. Li tratta con rispetto, li tratta come esseri pensanti, e non come sempliciotti spiaccicati su uno schermo. Cartoni animati così sono rari, ma esistono. E Bluey è uno di questi.

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Edoardo Dantonia: classe 1992, sono il più giovane e il più indegno di questo terzetto di spostati che si fa chiamare Schegge Riunite. Raccontavo storie ancor prima di saper scrivere, quando cioè imbastivo veri e propri spettacoli con i miei pupazzi, o quando disegnavo strisce simili a fumetti su innumerevoli fogli di carta. Amante della letteratura, in particolare quella fantastica e fantascientifica, il mio sogno è anche la mia più grande paura: fare della scrittura, cioè la mia passione, il mio mestiere. Ho esordito lo scorso settembre col mio primo libro, Rivolta alla Locanda, racconto umoristico ispirato al mio modello letterario, Gilbert Keith Chesterton.