Mario Brega è entrato nel cuore degli spettatori, con i suoi iconici ruoli di burbero scagnozzo nei film di Leone, così come un giorno entrò nel setto nasale dell’attore Gordon Scott.

Mostro sacro del cinema, grande caratterista, attore d’altri tempi, Mario Brega (all’anagrafe Florestano Brega, classe 1923) recitò sotto grandi nomi della regia come Pietro Germi, Dino Risi, Sergio Leone e diversi altri. Verso la fine della sua carriera, ha preso parte anche ad alcuni film comici nostrani, in particolare quelli diretti da Carlo Verdone, di cui divenne peraltro amico. Proprio in un film di quest’ultimo, Borotalco, sentiamo una storia particolare che si rifa ad un evento realmente accaduto…


Era il 1964 e Mario Costa stava girando Buffalo Bill, L’eroe del Far West, uscito poi l’anno seguente. Protagonista della pellicola era Gordon Scott, uno degli attori-culturisti tanto amati dal pubblico dell’epoca (si pensi che il celebre e statuario Steve Reeves all’apice della sua carriera fu l’attore più pagato d’Europa). Scott era un marcantonio di un metro e novanta per cento chili di muscoli, divenuto famoso per il suo Tarzan nella serie di film omonima. Tra le tante scene d’azione, una prevedeva una lunga e rocambolesca scazzottata tra lui e Mario Brega, che in quel frangente interpretava l’ennesimo cattivone grande e grosso che se la prende coi buoni e poi le busca di santa ragione. Coordinati da un maestro d’armi, i due dovevano dare, subire e schivare diversi colpi, chiaramente in tutta sicurezza. Mario però si ritrovò le braccia piene di lividi, perciò ad un certo punto si chiese: “Ma facesse sur serio ‘sto stronzo?”. Così, finite le riprese, si diresse alla roulotte dell’americano, domandandogli non proprio pacatamente: “Oh! Ma stai a fa’ sur serio?”. Quello non capiva l’italiano, figurarsi il romano, e lo cacciò in malo modo. Ma il Brega era ormai lanciato, perciò prese ad urlare: “Ah infame! Scenni che te gonfio!”. Scott si fece allora tradurre quelle minacce, s’infiammò e lasciò la roulotte per menare le mani.

(Qui, intorno al minuto 2:45 trovate la famosa scena del film: https://www.youtube.com/watch?v=0-z6wC9oVH8)

Decisero di fare a botte come da copione: due pugni uno, due pugni l’altro. Gordon scattò, un colpo e poi un altro: Mario schivò il primo e incassò il secondo come niente. “A cornuto! Manco er sangue m’hai fatto uscì”, disse sputando a terra, “In guardia!”. Bastò un pugno per stendere il culturista: “Boom! Je diedi ‘n cazzotto ar naso! Gli sfondai er setto nasale e gli frantumai le mucose! Me cadde a braccia larghe in dietro come Gesù Cristo, je urlai: arzete cornuto! Arzete! Nun s’e’ arzato. È rimasto lì pe’ terra come ‘n accattone. Ho guardato l’agente americano e gli ho detto: viettelo a raccoje”.

Immagine da una carta da collezione tedesca della J & M Serial Images Production Saar che riproduce l’attimo prima della celebre scazzottata tra i due personaggi (Gordon Scott/Bill a sinistra, Mario Brega/Big Sam a destra).

Questo è su per giù il racconto come presentato da Brega stesso e da Carlo Verdone, nel suo ricordo dell’amico; ma, come accennato all’inizio, ai più appassionati non sarà sfuggita la sua somiglianza con un altro episodio, raccontato dallo stesso Mario nel film Borotalco. Qui interpreta Augusto, il suocero del protagonista (Verdone), che per convincere il giovane pretendente di sua figlia a comportarsi bene con lei, racconta di come il giorno prima abbia steso con un cazzotto “uno de passaggio” che aveva fatto un complimento un po’ troppo spinto alla fanciulla. L’evento è fittizio, ma i dettagli sono assolutamente veri e riconducibili allo scontro che ebbe con Gordon Scott. Alla fine, sempre secondo il racconto, Mario avrebbe chiosato dicendo: “‘O sapete mo’ che fa’ Gordon Scott? È tornato a fa’ er benzinaro in America!”.

Edoardo Dantonia: classe 1992, sono il più giovane e il più indegno di questo terzetto di spostati che si fa chiamare Schegge Riunite. Raccontavo storie ancor prima di saper scrivere, quando cioè imbastivo veri e propri spettacoli con i miei pupazzi, o quando disegnavo strisce simili a fumetti su innumerevoli fogli di carta. Amante della letteratura, in particolare quella fantastica e fantascientifica, il mio sogno è anche la mia più grande paura: fare della scrittura, cioè la mia passione, il mio mestiere. Ho esordito lo scorso settembre col mio primo libro, Rivolta alla Locanda, racconto umoristico ispirato al mio modello letterario, Gilbert Keith Chesterton.