Il giro del mondo non è soltanto il soggetto di un ardito romanzo d’avventura di Jules Verne; non se il reale pellegrino, invece di 80 giorni, ce ne ha messi 72, concendendosi persino una breve capatina presso la casa dell’autore francese.

Elizabeth Jane Cochran, nata nel 1864 nella cittadina statunitense di Burrell, è nota ai più con lo pseudonimo di Nellie Bly. Proveniente da un contesto famigliare fatto di abusi e difficoltà economiche, abbandona presto la via dell’insegnamento per cominciare la carriera da giornalista. Siamo in un periodo che ancora fatica ad accettare le nuove istanze femminili, tanto che è proprio uno sprezzante articolo intitolato “A Cosa Servono le Donne?” ad infiammare l’animo di Nellie e a convincerla a scrivere un’accorata risposta al Pittsburg Dispatch, che l’aveva pubblicato. Colpito dalla sua intraprendenza, il direttore del giornale la assume nella sua redazione, offrendole la possibilità di diventare una delle prime giornaliste investigative della storia.

Tra le sue imprese più mirabili, ci sono la lotta contro gli industriali americani dell’epoca e le loro tirannerie, le denunce contro il governo messicano di Porfirio Diaz, l’infiltrazione nel manicomio femminile di New York, nel quale si finse una paziente per raccogliere e raccontare le condizioni disumane delle donne ivi ricoverate, e molte altre. Ma ciò che la rese universalmente ed eternamente famosa è il suo giro del mondo, letteralmente. Ispirata dal romanzo Il Giro del Mondo in 80 Giorni di Jules Verne, Nellie volle riprodurre l’impresa, tentando di impiegare anche meno giorni di quelli immaginati dallo scrittore. Propose la cosa a Joseph Pulitzer, per il cui New York World stava già lavorando, che accettò dopo qualche reticenza a fornirle tutti gli strumenti necessari a percorrere i 40.000 chilometri previsti. Su una condizione la reporter fu categorica: nessun accompagnatore. A parte qualche occasionale incontro, Elizabeth viaggiò completamente da sola, cosa non proprio comune per l’America del XIX se-colo.

Nellie partì alle ore 9:40 del 14 novembre 1889 da Hoboken, nel New Jersey, indossando dei vestiti fatti su misura per l’occasione che divennero presto un’icona di stile esposta in tutte le vetrine alla moda. Si trattava di un soprabito a scacchi di lana di cammello, un tailleur di tessuto blu, una cloche abbinata al soprabito e degli stivaletti. Equipaggiata con una valigia, una borraccia e poco altro, Nellie Bly si apprestava a cominciare il suo giro del mondo.

Nellie Bly pronta a partire

Lo stesso giorno, anche la giornalista Elizabeth Bisland s’imbarcò nella medesima impresa. Il giornale Cosmopolitan voleva infatti battere il rivale cartaceo, facendo fare alla propria inviata lo stesso giro ma al contrario, partendo cioè verso Ovest. Nellie non seppe della sfida fino al suo arrivo ad Hong Kong, ma non sembrò curarsene più di tanto. “Se qualcun altro vuole compiere il viaggio in meno tempo, affari suoi”, disse. Alla fine la contendente ne uscirà sconfitta, per così dire, mettendoci ben quattro giorni di più (76 per la precisione).

Nellie utilizzò prevalentemente piroscafi e treni, attraversando letteralmente tutto il mondo. Da San Francisco a Londra, da Calais a Brindisi, da Suez a Colombo (Ceylon, attuale Sri Lanka), da Penang (Malesia) a Singapore, da Hong Kong a Yokohama, in Giappone, e via dicendo. Visitò innumerevoli luoghi, conobbe diverse culture e comprò persino una scimmia. Si permise addirittura di fare tappa ad Amien, doveva viveva lo scrittore Jules Verne, presso cui s’intrattenne e la cui stima non tardò a guadagnarsi. La Bly non mancò ovviamente di redigere un accurato diario del viaggio (che alcuni accusarono di essere troppo incentrato sulle riflessioni dell’autrice stessa, più che sui luoghi da questa visitati), che divenne un libro dal titolo Il Giro del Mondo in 72 Giorni. E in effetti furono proprio settantadue i giorni impiegati; per la precisione 72 giorni, 6 ore e 11 minuti. Il tempo esatto è certo e attestato, e questo perché all’epoca Pulitzer organizzò un vero e proprio gioco a premi, scommettendo sul tempo che la sua giornalista avrebbe impiegato a tornare al punto di partenza (il primo premio era, neanche a dirlo, un viaggio in Europa).

Nellie rischiò di non farcela in tempo, ma Pulitzer non era uno che badava a spese, per cui al momento opportuno noleggiò un treno per portarla da San Francisco in New Jersey, dove giunse il 25 gennaio 1890 alle ore 15:51 (o 3.51 P.M. come scriverebbero gli americani). L’impresa ebbe un’eco incredibile; non soltanto per la straordinarietà delle circostanze, ma anche e soprattutto perché si trattava di una donna. Per i canoni dell’epoca, le donne di una certa estrazione sociale non potevano certo aspirare a determinati ruoli; figurarsi viaggiare da sole per il mondo nelle vesti di reporter! Nellie infranse questo e altri tabù, ispirando generazioni di ragazze. Nelle vetrine apparvero, oltre ai vestiti sopra menzionati, bambole con le sue fattezze e persino un gioco da tavolo, una specie di gioco dell’oca a tema.

Il Giro del Mondo con Nellie Bly, gioco da tavolo del 1890 che riproduce tutte le 73 tappe del viaggio di Nellie.

Ancora oggi, questa forza della natura costituisce una fonte d’ispirazione ed un faro per chiunque possa mai dubitare di sé stesso, uomo o donna che sia. Come disse Nellie in persona, “non c’è niente di impossibile, se si applica una certa energia nella giusta direzione”.

Edoardo Dantonia: classe 1992, sono il più giovane e il più indegno di questo terzetto di spostati che si fa chiamare Schegge Riunite. Raccontavo storie ancor prima di saper scrivere, quando cioè imbastivo veri e propri spettacoli con i miei pupazzi, o quando disegnavo strisce simili a fumetti su innumerevoli fogli di carta. Amante della letteratura, in particolare quella fantastica e fantascientifica, il mio sogno è anche la mia più grande paura: fare della scrittura, cioè la mia passione, il mio mestiere. Ho esordito lo scorso settembre col mio primo libro, Rivolta alla Locanda, racconto umoristico ispirato al mio modello letterario, Gilbert Keith Chesterton.