Un terrorista musulmano punta il suo AK contro un elegante intellettuale di sinistra.

“Fratello mio”, esordisce l’intellettuale tenendo in mano un mazzo di fiori variopinti, “io ti capisco, è normale che tu sia arrabbiato, con tutte le guerre che abbiamo portato a casa vostra. E mi dispiace per le politiche xenofobe e razziste che ti hanno reso quello che sei: serve più integrazione, bisogna costruire ponti e non muri tra noi! Ma poi tu segui un’interpretazione errata del Corano, che alla fin fine è un libro di pace. Ascolta me, che ho una laurea in scienze politiche e il tuo testo sacro lo conosco meglio di te! Fratello musulmano, scommetto che sei un povero disperato che vive per strada? No? Allora sarai sicuramente un giovane borghese in cerca di emozioni? Nemmeno? Be’, certamente avrai problemi personali, come un matrimonio in crisi o… ah ecco, vedi? Eh, io c’ho il cugino psicologo, queste cose le capisco al volo! Fratello terrorista, vieni qui e abbracciami, smettiamola di farci la guerra!”

Il fratello terrorista musulmano preme il grilletto e con una raffica di proiettili crea una suggestiva esplosione di fiori e sangue.

Qualcuno aveva precedentemente suggerito all’intellettuale di portarsi appresso gessetti colorati e non fiori, ritenuti poco efficaci; ma il buon intellettuale aveva rifiutato con orrore, disgustato dall’aspetto puntiforme e quindi violento di quegli oggetti.

Edoardo Dantonia: classe 1992, sono il più giovane e il più indegno di questo terzetto di spostati che si fa chiamare Schegge Riunite. Raccontavo storie ancor prima di saper scrivere, quando cioè imbastivo veri e propri spettacoli con i miei pupazzi, o quando disegnavo strisce simili a fumetti su innumerevoli fogli di carta. Amante della letteratura, in particolare quella fantastica e fantascientifica, il mio sogno è anche la mia più grande paura: fare della scrittura, cioè la mia passione, il mio mestiere. Ho esordito lo scorso settembre col mio primo libro, Rivolta alla Locanda, racconto umoristico ispirato al mio modello letterario, Gilbert Keith Chesterton.