Mi hanno spiegato migliaia di volte cosa significhi la parola cattolico e tutte le volte sono rimasto abbacinato da un corollario della faccenda. Universale, nell’accezione comune significa che riguarda qualsiasi uomo di qualsiasi cultura e qualsiasi sia la sua storia; il che è ovviamente bellissimo ed è una delle cose che fanno anche di me, un senza appartenenza del XXI secolo, un cattolico e un salvato. Ma c’è un secondo aspetto, stupendo e terribilmente impegnativo: universale cioè che riguarda ogni cosa. Un Don Rodrigo qualunque potrà continuare a ripetere all’infinito che certi discorsi si fanno la domenica, ma il suo appello resterà inascoltato. Il cattolicesimo ha da dire su tutto, dal sesso all’ecologia; anzi, pretende di essere l’unico punto di vista veramente oggettivo su tutto anche se la sua oggettività, così come il suo punto di vista, va scoperta nel tempo e nella vita.
La Chiesa cattolica è l’unico luogo dove vedrete questa pretesa e per questo è l’unico luogo rimasto genuinamente religioso in tutta la Terra. La religione della scienza è morta e sepolta da quando ha ammesso che c’era qualcosa che essa non riusciva a capire e/o a includere (si badi bene, non la religione, ma il cuore dell’uomo). I paganesimi moderni sono nati già morti perché pretendono di condizionare senza capire. Islam e Puritanesimo hanno sempre avuto troppa fretta di proibire prima di comprendere, rimanendo così più che altro delle mitologie. L’unica religione veramente religiosa, l’unica in grado di tenere assieme la vita di un uomo, è quella cattolica perché è l’unica che non si è tirata indietro di fronte alle domande sciocche come quelle dei bambini; è l’unica, con la debolezza e la fragilità imprecisa del linguaggio umano e del mezzo che è la mente umana, ad avere detto perché il trifoglio ha tre foglie ed allo stesso tempo ad aver detto che è tale ragione è l’unica possibilità di felicità per l’uomo; è l’unica ad avere unito la Terra al Cielo senza rinnegare uno dei due, l’unica ad essere carne e spirito insieme.

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Samuele Baracani: nato nel 1991, biellese, ma non abbastanza, pendolare cronico, cresciuto nelle peggiori scuole che mi hanno avviato alla letteratura e, di lì, allo scrivere, che è uno dei miei modi preferiti per perdere tempo e farlo perdere a chi mi legge. Mi diletto nella prosa e nella poesia sull'esempio degli autori che più amo, da Tasso a David Foster Wallace. Su ispirazione chauceriana ho raccolto un paio di raccontini di bassa lega in un libro che ho intitolato Novelle Pendolari e, non contento, ho deciso di ripetere lo scempio con Fuga dai Faggi Silenziosi.