Servi utili siamo
Noi che qui seminiamo
Nel pianto tenendo il capo chino.
Che importa chi raccoglie?
Nessuno dirà che non lavorammo,
Che non morimmo per la causa santa.
Siamo le forti doglie,
Del mondo partoriente la fatica;
Di questo tempo gli schiavi antichi
Redivivi e pronti al nuovo sforzo;
Noi siamo gli ingranaggi della terra,
Siamo lavoro senza interruzione,
In corpo morto vita,
Terreno inferno senza paradiso,
Sacrificio novel senza compenso.
Siamo la gloria del primo peccato,
Di sé rigonfio fino alla fine,
Siamo nel fango denso
Che ci soffoca e avvolge il tronco
Gioiosi di perire senza gioia.
Siamo l’eterna noia
Di noi stessi, di noi stessi il vanto,
Affogato nel pianto,
D’essere giudiziosi.
I giusti siam che non saran salvati
Perché con nobile cuore e gesto
Rifiutammo il premio
Perché così ci dissero di fare.

Lamentiamoci in coro fraterno
Contro il Cielo bugiardo!
Non fu di là che venne la Legge?
A Cesare fu dato il suo
Come prescritto ed a Dio uguale,
Secondo perfettissima morale.
Anche di noi ci dovremmo curare?
Il nostro dovere abbiamo fatto:
‘l premio venga se vuole e non c’inciampi.
La croce trasciniamo per i campi
Come novello aratro:
Si fustighi quel che ha seminato!
Solo il dolore porta giustizia,
Gioisca il giusto della mestizia!
Ma non gioisca veramente in cuore,
Della giustizia è sigillo il dolore.
Trascinate la croce con rumore!

Trascinate a rinfacciar al Cielo
Che noi fummo esclusi dalla festa!
Mai un capretto ci fu dato in dono,
Fate udire nell’aria questo suono,
Né l’avremmo accettato:
Gioia e allegria sono peccato!

Viandante, non guardarci disgustato.
Le ziqqurat enormi noi traemmo
Dalla terra ancora nuda e vuota,
Le piramidi gloriose erigemmo
Sulla sabbia insensata.
Se noi non fossimo tu non andresti,
Volto allegro, ai pascoli celesti.
Che fai, piangi e ci inviti ancora?
Non vedi che c’è gente che lavora?

Samuele Baracani: nato nel 1991, biellese, ma non abbastanza, pendolare cronico, cresciuto nelle peggiori scuole che mi hanno avviato alla letteratura e, di lì, allo scrivere, che è uno dei miei modi preferiti per perdere tempo e farlo perdere a chi mi legge. Mi diletto nella prosa e nella poesia sull'esempio degli autori che più amo, da Tasso a David Foster Wallace. Su ispirazione chauceriana ho raccolto un paio di raccontini di bassa lega in un libro che ho intitolato Novelle Pendolari e, non contento, ho deciso di ripetere lo scempio con Fuga dai Faggi Silenziosi.