Autunno scorso; io e un amico andiamo a fare il Curriculum Vitae all’Informagiovani di Biella e veniamo informati di come sia opportuno dimostrare di essere interessati all’ambito di lavoro cui vorremmo dedicarci. Ci viene poi spiegato che cercare un lavoro a caso non è conveniente e non invoglia ad assumere.

Ecco, ogni volta che vedo la frase “trova un lavoro che ti piace e non lavorerai neanche un giorno della tua vita” non posso non ripensare a quel giorno e alla sensazione sgradevole che ho sentito corrermi viscida lungo la schiena e poi piano piano stringersi al collo in una presa mortale. A farsi ingannare da questi aforismi altisonanti si rischia davvero di spendere la propria vita dietro ad un lavoro che ci piace, la qual cosa credo sia la meno interessante per chiunque. Non tanto, o soltanto, perché tutto ciò che ci piace è destinato, con il ripetersi dei giorni  tutti uguali, a venirci prima o dopo a noia, quanto, invece, per l’eventualità tutt’altro che improbabile che il piacere diventi un ricatto. Checché se ne dica anche il ragionier Fantozzi godeva di un minimo di libertà e questa era dovuta al fatto che non amava quello che faceva. Il suo “Com’è umano lei” per quanto sottomesso e incapace di ribellione manteneva la coscienza di quello che era giusto e sbagliato. Di fondo d’altra parte il super mega direttore galattico, per quanto disumano, voleva soltanto un’assoluta sottomissione; ora i nuovi padroni non si accontentano degli schiavi, ma desiderano quanto di più vicino si possa avere a dei fanatici dediti alla causa della vendita del caffè più buono e etico o della tornitura del miglior pezzo. E questo è molto peggio del disumano.

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Samuele Baracani: nato nel 1991, biellese, ma non abbastanza, pendolare cronico, cresciuto nelle peggiori scuole che mi hanno avviato alla letteratura e, di lì, allo scrivere, che è uno dei miei modi preferiti per perdere tempo e farlo perdere a chi mi legge. Mi diletto nella prosa e nella poesia sull'esempio degli autori che più amo, da Tasso a David Foster Wallace. Su ispirazione chauceriana ho raccolto un paio di raccontini di bassa lega in un libro che ho intitolato Novelle Pendolari e, non contento, ho deciso di ripetere lo scempio con Fuga dai Faggi Silenziosi.