Ne ho già parlato e non solo io; però ritengo che gli ultimi fatti abbiano messo ancora maggiormente in luce la debolezza di un certo pensiero. La proposta di tesi tunisina e l’accoglienza che ha ricevuto ne sono una prova evidente; la manifestazione pro-scienza con i suoi cartelli pieni di slogan allucinanti ne è la riprova: per noi la scienza non è un metodo, ma una religione.

Anzi, Agostino, quando nella Città di Dio si mette ad elencare le pecche del paganesimo, nonostante lo faccia con un sorrisetto di scherno piantato sulle labbra, è molto più attento e scientifico di noi. Perché? Perché argomenta e lo fa in modo divertito e canzonatorio ma onesto. Ora mi chiedo quanti di quelli che sbeffeggiano i terrapiattisti saprebbero trovare un’argomentazione sensata a favore della sfericità del pianeta, anche una empirica e banale come quelle portate dall’antichità; quanti, guardando un cielo stellato una sera, sarebbero in grado di trovare una prova, una sola, a favore di una certa forma dell’ammasso di  fango in cui abitano.

La verità è che per noi la Scienza è vera, “vera anche se non ci credi” come recitava uno dei cartelli alla manifestazione della Scienza e che per noi questa verità risiede nelle sue conclusioni e non nel suo metodo. Per noi è un testo sacro, tanto che siamo disposti a crederle anche quando palesemente si contraddice; siamo disposti ad accettare come verità ogni boiata che viene segnata col suo marchio su un giornale online che non cita neanche le sue fonti. Noi non guardiamo nel cannocchiale di Galileo, perché in verità la nostra sicurezza a riguardo delle certezze scientifiche si fonda su una fede piuttosto che su prove scientifiche.

Il fatto è che siamo pigri; non è che non siano riusciti ad insegnarci il metodo, ma non sono riusciti a convincerci ad usarlo. Resta molto più comodo leggere quello che un perfetto sconosciuto finanziato da un privato  dall’altra parte del mondo ha “scoperto”, che si tratti del fatto che quelli che dormono di più sono più intelligenti o che i cavalli bianchi attirano di meno i tafani (date un’occhiata a queste ricerche e poi ditemi se la Scienza è ancora così sacra). Tuttavia la Scienza è il metodo; e noi, dogmatici fedeli di un nuovo Aristotele, non dobbiamo dimenticare che tutto ciò in cui confidiamo è falsificabile

Samuele Baracani: nato nel 1991, biellese, ma non abbastanza, pendolare cronico, cresciuto nelle peggiori scuole che mi hanno avviato alla letteratura e, di lì, allo scrivere, che è uno dei miei modi preferiti per perdere tempo e farlo perdere a chi mi legge. Mi diletto nella prosa e nella poesia sull'esempio degli autori che più amo, da Tasso a David Foster Wallace. Su ispirazione chauceriana ho raccolto un paio di raccontini di bassa lega in un libro che ho intitolato Novelle Pendolari e, non contento, ho deciso di ripetere lo scempio con Fuga dai Faggi Silenziosi.