Si critica molto l’economia medievale, alle volte allo stesso modo in cui la possente industria tedesca si beffa oggi della povera Grecia. Il tutto sulla base di una modalità di pensare molto tedesca secondo cui la storia ha una scarsa rilevanza per quanto riguarda l’influenza sulla storia stessa. L’economista appartiene non di rado a quella categoria di uomini che distinguono i fatti dalla storia finendo col buttare via entrambi. In questo hanno assolutamente ragione quanti collegano il protestantesimo al capitalismo.
Lutero, sulla base dei fatti a lui coevi, rifiutò quasi 1500 anni di storia, imponendo un tentativo di ritorno alle origini di cui essenzialmente non sapeva quasi nulla. Certo, lo sfarzo dei papi era eccessivo e molte strade sbagliate erano state prese, eppure sarebbe bastato tornare indietro di due secoli per capire che la Chiesa Cattolica ha passato la sua vita a correggere i propri errori e poi a correggere le correzioni, in un’ansia perfezionistica che fa invidia al più intransigente dei Puritani.
Allo stesso modo l’economista capitalista e post-capitalista ha deciso di ignorare allegramente il fatto che prima di questa ci sono state altre forme di economia (grazie Marx che almeno lo hai ricordato) e si crogiola colla spensieratezza del Candide nell’idea di vivere nella migliore economia possibile. Non avendo studiato né la storia, né la letteratura, non per ignoranza ma per scelta, il nostro non saprà che proprio gli stessi che esaltavano l’economia di mercato poi finivano col fornire come risposta al male del mondo la piccola proprietà privata, nonostante odiassero in teoria il nero immobilismo delle epoche oscure. Perché di fondo la nostra economia è innegabilmente un sistema solido, ma lo è perché è disumano; uno schiacciasassi è un ottimo modo per spianare la strada che certo gli antichi non possedevano, ma è anche un ottimo modo, se non controllato, per spianare anche i poveri diavoli che ci stanno lavorando. Abbiamo dedicato un’ampia parte della nostra letteratura e arte a gridare che non vogliamo vivere in un mondo governato da macchine; forse è giunto il momento di chiederci se vogliamo un mondo governato da un’economia ben più fredda e insensibile di una macchina

Samuele Baracani: nato nel 1991, biellese, ma non abbastanza, pendolare cronico, cresciuto nelle peggiori scuole che mi hanno avviato alla letteratura e, di lì, allo scrivere, che è uno dei miei modi preferiti per perdere tempo e farlo perdere a chi mi legge. Mi diletto nella prosa e nella poesia sull'esempio degli autori che più amo, da Tasso a David Foster Wallace. Su ispirazione chauceriana ho raccolto un paio di raccontini di bassa lega in un libro che ho intitolato Novelle Pendolari e, non contento, ho deciso di ripetere lo scempio con Fuga dai Faggi Silenziosi.