Marco Rizzi, in arte Gabriel Marco, è un giovane biellese che ha fatto del viaggio e della musica i suoi leitmotiv. Illustratore per lavoro, cantautore per passione, Marco ci ha concesso una piccola intervista per aiutarci a conoscerlo un po’ meglio, attraverso camminate, autostop e strimpellate davanti al fuoco.

Innanzitutto perché questo nome: Gabriel Marco?

Intanto vorrei ringraziarvi per questo spazio: non sono abituato a questo tipo di cose e sono davvero emozionato. Quella del mio nome d’arte è una storia un po’ strana che risale all’anno scorso, quando andai a Firenze con alcuni amici. Avevo con me un ukulele e dopo aver aver degustato un po’ di vinelli locali, il gruppo che stava suonando nel pub mi ha invitato a partecipare, così i miei amici mi hanno catapultato sul palco. Il cantante, dovendo presentarmi, s’è inventato sul momento “Gabriel Marco”, facendo subito impazzire il pubblico. La gente ha infatti continuato a chiamarmi Gabriel per tutta la sera.

Ho deciso di adottare definitivamente il nome quando siamo entrati in una cantina il giorno dopo, nella quale uno si è subito alzato e ha esclamato: “Ehi ma quello è Gabriel Marco!”. Siccome credo che le coincidenze non esistano, ho deciso di assumere ufficialmente questo nome e scrivere canzoni come Gabriel Marco.

https://www.facebook.com/gabrielmarcospa/videos/191317888156462/

 

Quindi scrivi canzoni?

Ho iniziato a scrivere canzoni già nel 2011, quando ho suonato la chitarra e poi la batteria nel primo gruppo di cui ho fatto parte. Ho cominciato a fare il cantautore due o tre anni fa, ma scrivevo cose in inglese su ispirazione di Bob Dylan, con la chitarra acustica. Solo dopo la faccenda di Gabriel Marco ho iniziato a scrivere in italiano, pubblicando il mio primo album che si intitola proprio Gabriel Marco.

Perché l’album porta il tuo nome?

Dopo aver passato vari anni a suonare in vari gruppi, facendo per lo più cover o comunque canzoni altrui, sono arrivato a un punto in cui ho trovato il coraggio di scrivere le canzoni che volevo io e come volevo io, senza filtri. Dentro a quelle otto canzoni ci sono io, così come sono. Si tratta di canzoni molto personali. Anche la copertina con la bussola e il cuore mi rappresenta molto.

La bussola dunque ti rappresenta, come mai?

Ho sempre avuto questo fare da viaggiatore e da finto marinaio, col cappello e tutto quanto. Infine ho deciso di iniziare a concretizzare questa vocazione, e viaggiando mi son trovato a scoprire sempre di più me stesso, più che i luoghi che visitavo. Il disco inizia con una canzone dal titolo Sedici Giorni, che sono i sedici giorni in cui tutto è cominciato: dopo di essi, sono partito infatti per un viaggio a piedi che mi ha cambiato parecchio. La bussola quindi simboleggia questo aspetto della mia vita, e il disco sopra il quale è disegnata è la concretizzazione di tutta una serie di viaggi.

Tu come lavoro fai però l’illustratore, vero?

Esatto, io faccio l’illustratore, lavoro nell’ambito dell’illustrazione editoriale per ragazzi come freelance. Questo mi ha dato la possibilità di coltivare anche la musica, non avendo grossi limiti di orario e via dicendo. Anche la busta del disco è opera mia: ognuna delle copie è realizzata da me, a mano con carta riciclata e sigillo di ceralacca (diciamo che mi sono auto-assunto per la parte grafica del progetto). I CD oggigiorno non si vendono granché, ma volevo che ci fosse comunque un riferimento fisico della mia opera.

https://www.facebook.com/gabrielmarcospa/videos/208577089763875/

 

C’è una canzone che pensi ti rappresenti più di tutte le altre?

Canzone di settembre, l’ho scritta l’anno scorso prima di partire per il Cammino di Santiago. Mi rappresenta perché sono stato onesto, con me stesso innanzitutto: parla molto di me, del viaggio, dell’idea che ne ho e di come la mia stessa vita si sta trasformando in un viaggio. È anche una canzone che ognuno sente molto sua, ognuno ci trova qualcosa di suo: durante il cammino la suonavo e tutti quelli che la ascoltavano ci si ritrovavano e la cantavano. La cosa che ha reso così importante questa canzone è un incontro: la prima persona che ho trovato è stato un ragazzo di Latina, che ho ritrovato poi nei giorni successivi e col quale ho poi fatto tutto il Cammino. Mi ha raccontato la sua storia e magicamente era la stessa storia che veniva raccontata in una strofa della canzone, così gliel’ho suonata e lui ne è rimasto entusiasta. L’abbiamo cantata io, lui e pochi altri, e poi l’han cantata in tantissimi dai Pirenei fino all’Oceano. Sto pensando di farci anche un video musicale, per l’estate.

Per finire, quali sono i tuoi progetti futuri?

Ho intenzione di tornare a viaggiare quest’estate, andando a Latina a trovare il mio amico Christian, portando la mia musica in giro, zaino, tenda, chitarra e autostop. Sicuramente tornerò in Spagna e Portogallo perché mi sono piaciute e mi è dispiaciuto molto lasciarle questo inverno. L’unico motivo per cui ho lasciato il Portogallo, dopo il Cammino, è che dovevo registrare l’album. Quello che farà da cornice a tutto ciò sarà la musica, con la quale racconterò storie, mie e altrui. La musica e il viaggio saranno comunque la colonna portante della mia vita.

Hai dei ringraziamenti da fare?

Sì, volevo prima di tutti ringraziare il mio fotografo di fiducia, che è anche il mio migliore amico, Omar Chinea, che ha seguito questo progetto dall’inizio alla fine. Mi ha anche aiutato a organizzare serate, mi ha accompagnato nei miei viaggi, ha collaborato alla creazione della busta etc. Ringrazio anche Davide Furlan, che ha lavorato con me al progetto. Infine gli amici che mi hanno aiutato e le persone incontrate lungo la strada che mi hanno ispirato e accompagnato.

 

Qui potete ascoltare l’album completo: Gabriel Marco.

Qui trovate invece la pagina Facebook di Omar Chinea: Bear’s Feather photography.

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Edoardo Dantonia: classe 1992, sono il più giovane e il più indegno di questo terzetto di spostati che si fa chiamare Schegge Riunite. Raccontavo storie ancor prima di saper scrivere, quando cioè imbastivo veri e propri spettacoli con i miei pupazzi, o quando disegnavo strisce simili a fumetti su innumerevoli fogli di carta. Amante della letteratura, in particolare quella fantastica e fantascientifica, il mio sogno è anche la mia più grande paura: fare della scrittura, cioè la mia passione, il mio mestiere. Ho esordito lo scorso settembre col mio primo libro, Rivolta alla Locanda, racconto umoristico ispirato al mio modello letterario, Gilbert Keith Chesterton.