Una cosa che la modernità non ha capito del matrimonio è che non si tratta di dire per sempre; quello gli innamorati coraggiosi lo fanno già dal primo giorno, con gli occhi sognanti ricolmi di ogni meraviglia che può essere contenuta nel paese delle fare della vita comune con chi si ama. Si tratta di prendersi coscientemente la responsabilità di un fatto che può finire e che non si vuole lo faccia. L’amore eterno, è ben noto, non esiste; o meglio esiste fin troppo e come tutte le cose eterne si perde nella noia quotidiana della banalità. Non esiste nulla di più banale dell’amante che loda la bellezza dell’amato e che esplode nelle sue lodi; e dopo mesi e anni a risentire la stessa solfa, l’amato non potrà che dire come la bella Rossana: “Questo l’avete già detto! E poi?”. Il matrimonio non è dichiarare l’eternità di un amore, ma la sua finitezza, perché di fondo solo le cose finite possono essere pienamente e veramente eterne senza essere immote, immotili e immobili. L’impero dell’innamoramento a lungo andare viene a noia esso stesso, anche se la sua forza strugge ancora forte; perché soffrire la distanza e la mancanza, fosse solo di un’ora? Perché la noia, fosse pure di un giorno? Il matrimonio si fonda su questo fatto fondamentale: l’amore finisce; o, meglio ancora, dopo qualche tempo diventa noioso. I difetti dell’altro, noti fin da subito, acquistano peso a forza di essere reiterati; gli errori che si pensa di sopportare all’infinito dopo la terza volta sono spine nelle carni. È in quel momento che ci viene chiesto: vuoi questa spina nella carne? Vuoi che questo fastidioso cilicio ti stringa i fianchi? O in parole più chiare e semplici: sei disposto a sopportare la noia infinita di migliaia e migliaia di giorni tutti uguali con la persona di cui vedi i difetti e le qualità? E sei ancora disposto ad avere per casa altre due o tre brutte copie piccole e frignanti di quello che vedi ora nella sua pena e nella sua gloria? Ecco, il matrimonio è solo questo ed è per questo che è una magnifica avventura: non perché non esistano i problemi, non perché ci siano un uomo e una donna dotati di una perfetta compatibilità, ma perché risveglia nell’uomo e nella donna la loro natura eroica, la loro volontà di combattere il mondo e di duellare fra di loro senza che mai uno l’abbia vinta. E ditemi, esiste qualcosa di più desiderabile?

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Samuele Baracani: nato nel 1991, biellese, ma non abbastanza, pendolare cronico, cresciuto nelle peggiori scuole che mi hanno avviato alla letteratura e, di lì, allo scrivere, che è uno dei miei modi preferiti per perdere tempo e farlo perdere a chi mi legge. Mi diletto nella prosa e nella poesia sull'esempio degli autori che più amo, da Tasso a David Foster Wallace. Su ispirazione chauceriana ho raccolto un paio di raccontini di bassa lega in un libro che ho intitolato Novelle Pendolari e, non contento, ho deciso di ripetere lo scempio con Fuga dai Faggi Silenziosi.