“Ordinarie follie” di Edoardo Dantonia

 

Non è da molto che vivo da solo (pochi mesi, in effetti), ma questa esperienza si sta rivelando esaltante e costruttiva al tempo stesso. Come già avrete capito, è dalla quotidianità che io ricavo le mie intuizioni, le mie riflessioni. E questa quotidianità mi sta fruttando enormemente, in termini di riflessioni. Dovermi occupare delle pulizie di casa, in particolare, mi ha permesso di comprendere due cose importantissime. La prima è che il lavoro delle nostre madri (figura così avversata da quelle donne che preferiscono sottomettersi al capoufficio, cioè un totale estraneo, piuttosto che alla propria famiglia) è una di quelle perle preziose di cui non ci accorgiamo, ma che rappresenta la colonna portante di una casa: diamo per scontato trovare vestiti puliti nei cassetti e piatti caldi in tavola, quando dietro ad essi stanno una dedizione e un lavoro enormi. La seconda, che è poi ciò che costituisce il punto centrale di questo pezzo, è che solo dando agli altri, possiamo dare anche a noi stessi. Solamente curando l’interesse altrui, siamo in grado di curare anche il nostro. Come l’ho capito? Mi ci sono volute due o tre di queste esperienze, ma infine la lampadina si è accesa. Quando sono da solo, cioè, e so che in casa non verrà nessuno, tendo a trascurare fortemente le faccende domestiche. Non sono al livello dello scapolo tipo, quello che si vede nei film, che vive di pizza e non si cambia i vestiti per un mese; ma di sicuro il mio stile di vita, ora, non può essere paragonato a quello che conducevo quando ancora ero in famiglia. Per cui, è solo quando i miei amici vengono a trovarmi, che mi dedico a scopa e straccio, pulendo tutto accuratamente, di modo che possano trovarsi a proprio agio (mi si potrebbe accusare di fare tutto questo per far bella figura, ma io lo nego, e voi non potete fare altro che fidarvi). Ieri sera, ad esempio, dopo aver invitato alcuni amici a vedere un film (lo spettacolare Mad Max – Fury Road, per la precisione), mi sono accorto che la casa era un disastro, e che urgevano misure d’emergenza. Così ho passato almeno due ore e mezza a pulire e lavare ogni superficie, dedicandomi infine alla pila di piatti sporca che mi faceva l’occhiolino da un paio di giorni. Ed ecco che, una volta passata la serata e rincasati gli amici, mi sono reso conto di quanto detto prima, e cioè che nel donarsi agli altri ci si dona a sé stessi. Infatti, contemplando la casa linda e pinta, il pensiero che mi ha subito colto è stato che adesso avrei goduto io di quel benessere. Anzi, ne avrei goduto ben di più di quanto abbiano fatto i miei amici, presenti in casa per due o tre ore appena. Il punto, se non fosse ancora chiaro, è che solo sapendo che avrei accolto degli estranei in casa, mi sono preoccupato che questa fosse pulita. Solo preoccupandomi del benessere altrui, ho giovato al mio. Dei frutti di questa specie di altruismo, diciamo così, godo anche e soprattutto io, e ne godrò ancora per qualche giorno, finché una nuova pila di piatti non farà nuovamente capolino dal lavello della cucina.

 

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Edoardo Dantonia: classe 1992, sono il più giovane e il più indegno di questo terzetto di spostati che si fa chiamare Schegge Riunite. Raccontavo storie ancor prima di saper scrivere, quando cioè imbastivo veri e propri spettacoli con i miei pupazzi, o quando disegnavo strisce simili a fumetti su innumerevoli fogli di carta. Amante della letteratura, in particolare quella fantastica e fantascientifica, il mio sogno è anche la mia più grande paura: fare della scrittura, cioè la mia passione, il mio mestiere. Ho esordito lo scorso settembre col mio primo libro, Rivolta alla Locanda, racconto umoristico ispirato al mio modello letterario, Gilbert Keith Chesterton.