Siamo a gennaio, un mese orribile per le vendite online e un mese ottimo per fare un bilancio di come stanno andando le cose. L’anno passato ci ha visti crescere molto, a fronte di una grande quantità di lavoro effettuato, ma anche di un buon carico di esperienza accumulata e il più importante aspetto di questa è stato imparare a fallire.

Può sembrare assurdo, ma quello che più conta nel mettersi in gioco e nel tentare di costruire qualcosa è imparare a fallire e a farlo il più rapidamente possibile. La realtà è crudele e ci costringerà prima o poi a rendere conto di ogni errore commesso, sicché, quando gli errori sono tanto grossi da poter portare ad un fallimento, è meglio affrontarli il prima possibile. Le idee, i progetti, le buone intenzioni devono essere messe alla prova, non solo per essere raffinate, ma spesso anche per essere abbandonate e scartate. Il tempo a nostra disposizione è poco e non ha senso sperperarlo in cose che non porteranno risultato.

Per questo abbiamo messo in pausa i Chesterton in inglese e la Salgariana per quanto fossero tra le due collane che ci sono più care; se Il Diluvio si è dimostrato una scommessa vinta, bisogna avere l’onestà di ammettere che altre sono state perse e dunque non è sensato continuare a giocarci. Lo stesso si può dire delle sponsorizzazioni sui social, che non hanno fatto che divorare i nostri quattrini, producendo molti pochi risultati.

La parte interessante di tutto questo, però, è che questi fallimenti non sono stati una perdita. Può sembrare banale citare il proverbio giapponese: “A volte vinco; tutte le altre imparo”, ma fotografa in modo abbastanza efficace la nostra situazione. Alle volte è più opportuno fare uno studio preliminare per poter comprendere se davvero gettarsi in un’impresa, ma tante volte solo un tentativo può indirizzarci.

Ancora più importante però è la necessità che questi fatti ci hanno imposto di uscire sempre più dalla mentalità di lavoratori dipendenti, gente che fa il proprio mestiere e riceve una paga. L’imprenditoria è sempre una scommessa e un lanciarsi, anche quando si tratta di un progetto in erba come il nostro. Questo ci costringe a tenere conto sempre di come reggiamo ogni prova e di quali sono i feedback per ogni libro, e dunque a reindirizzarci continuamente. Si chiama fail faster ed è la regola fondamentale di ogni creativo: essere pronti a sbagliare e a fallire in fretta per potersi dedicare a qualcosa di più efficace.

Attenzione, tutto questo però ha un suo costo. Ogni tentativo mette in gioco un capitale che sia in denaro, in tempo o anche solo in quel carico emotivo di speranze che ci spinge. Senza un’adeguata preparazione il tentativo solo sarà un fallimento a prescindere.

Website | + posts

Samuele Baracani: nato nel 1991, biellese, ma non abbastanza, pendolare cronico, cresciuto nelle peggiori scuole che mi hanno avviato alla letteratura e, di lì, allo scrivere, che è uno dei miei modi preferiti per perdere tempo e farlo perdere a chi mi legge. Mi diletto nella prosa e nella poesia sull'esempio degli autori che più amo, da Tasso a David Foster Wallace. Su ispirazione chauceriana ho raccolto un paio di raccontini di bassa lega in un libro che ho intitolato Novelle Pendolari e, non contento, ho deciso di ripetere lo scempio con Fuga dai Faggi Silenziosi.