Si può vivere di letteratura?

12 Dicembre, 2019
Samuele Baracani

Leggendo i manuali di letteratura al liceo pare che fino al secolo scorso ci fossero i mecenati, e che chi non li trovava non potesse campare di poesia e scrittura. Poi è arrivata l'editoria di mercato e sono vissuti tutti felici e contenti. Ed il problema di oggi non è che non si può campare di arti liberali, solo che c'è troppa gente che lo vuole fare e quindi occorre pestare la testa a tutti i propri rivali e conquistarsi il proprio spazio. Ma è davvero così?

Partiamo da una considerazione amara sullo stato della lettura, soprattutto in Italia: è arcinoto che si legge pochissimo e sempre meno e di conseguenza si comprano anche pochi libri. Questo ci fa subito capire che il mercato a cui si dovrebbe accedere è molto più ridotto di quanto non si pensi. Se poi si passa a vedere l'arazzo dalla parte delle case editrici si scopre subito cosa cercano: non buoni scrittori ma personaggi che abbiano già una certa fama in modo da poter vendere. Quelle che non fanno così faticano molto a tirare avanti. Il pubblico ha pochi riferimenti e finisce col seguire la visibilità come criterio, cosa che ci deve sorprendere poco. Le cose non sono mai andate troppo diversamente, l'unica differenza era che si aveva una maggior cura nel distribuire la fama. A questo bisogna aggiungere il fenomeno sempre più frequente delle case editrici a pagamento, che sostanzialmente, non avendo più la necessità di scommettere su di un autore che ritengono valido e meritevole, non si occupano di vagliare eccessivamente la qualità di quello che si trovano fra le mani.

Fatte queste premesse, sarà chiaro che vivere di letteratura, ovvero del fatto di saper scrivere, è una cosa molto complicata. Il facile pregiudizio che quando si pubblica un libro si sia ormai a posto crolla inesorabilmente di fronte a questo panorama. L'autore non può più sperare di conseguire fama tramite i suoi libri e quindi neanche di mantenersi grazie ad essi, vivendo il resto della vita nell'ozio. Anche quei pochi che sfondano normalmente lo fanno perché qualcuno li ha lanciati, sia per amicizia, sia perché ha riconosciuto il loro valore, sia perché quello che hanno scritto gli faceva comodo per qualche ragione esterna (quest'ultima è la più frequente).

Le cose in fondo non sono mai cambiate troppo dal passato. Scrivere è stato un lavoro per molto pochi e anche quei pochi hanno dovuto faticare. La figura del mecenate, che tanto ci piace ricordare come il buon uomo che ha reso alcune grandi opere possibili, non era diverso da uno di quelli che lanciano oggi. Privilegiava amici e soprattutto privilegiava sé e la sua causa. Se Virgilio non si fosse fatto promotore dell'ideologia augustea l'Eneide forse non l'avremmo mai vista. Così come Femio che raccontava le storie sventurate dei ritorni da Troia ai Proci, il letterato è sempre stato in balia del volere di quelli a cui si affidava, e spesso per una paga misera. Tasso alla corte degli Este, che erano duchi e non peracottari, non navigava neanche lontanamente nell'oro ed ha dovuto lottare tutta la vita per farsi pagare il dovuto dagli editori. La maggior parte di quelli che studiamo nella storia della letteratura scrivevano nel tempo libero, i restanti erano già ricchi e tutto era otium per loro, oppure hanno passato la vita a impazzire per produrre un numero sufficiente di opere da poter mangiare.

La cosa veramente sconvolgente in tutto questo, però, sta nel fatto che hanno comunque scelto di scrivere, sottraendo tempo al lavoro, allo svago, e alla ricerca di attività con cui mantenersi e lo hanno fatto per una ragione semplice: amavano la letteratura. Ed è grazie al loro sacrificio che possiamo contemplare alcune delle cose più belle che l'uomo abbia prodotto. La domanda forse è mal posta in principio; per quanto sia ovvio che anche il poeta, il romanziere e i loro simili debbano mangiare e pagare le tasse (uniche certezze della modernità), loro non scrivono per questo. La vera domanda che ogni scrittore in erba dovrebbe farsi è: posso vivere per la letteratura? Posso dedicare il mio tempo libero, ogni mia energia per questo? La mia vita può essere permeata dalla cifra costante dello scrivere, quale che ne sia il prezzo? Perché il poeta è poco più di un mendicante da sempre, e sono pochi quelli che si sono illusi di poter essere qualcosa di più

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