LA PIROTECNICA COMMEDIA DEL NOSTRO TEMPO

Maggio 23, 2020
Elio Paoloni

BEGGAR’S  OPERA

di

Bruno Sacchini

The beggars’opera è il titolo della ballad opera di John Gay che ispirò L’opera da tre soldi di Brecht. Ma Beggars opera era anche il gruppo rock progressive degli anni 70 che riarrangiava in chiave moderna celebri brani di classica. Niente schitarrate nel libro di Bruno Sacchini: l’impianto è tutto dantesco, agli ospiti dei gironi sono riservate una violenza politica, un sarcasmo, una cattiveria molto toscana (anche se Sacchini è di Rimini)

In questa contemporanea Commedia, Caronte diventa il Comunal Bagnino e Dante stesso fa da guida tra i tormenti dei personaggi, quasi tutti ben vivi, appesi “alla coperta corta di pseudonimi dall’insicura resa”.

Non manca nessuno, dalla Boccassini a Derrida, da Churchill a Testori, da Moana Pozzi a Lerner, da Mieli alla Hepburn, da Cesare Battisti (non aggiornato) all’uxoricida Althusser, mentre si snodano (o dantescamente squadernano) i grandi temi del nostro tempo: il Palazzaccio, Manipulite, Grandi banche, Comunione e Liberazione, Accanimento terapeutico, Medjugorje, Papi, Lavoro nero (Riguardo a questa greppia, / ònere e piacer m’incombe / metter le cose in chiaro: / cinquanta in bianco, / cinquanta del color / di notte quando inseppia!”).

Dante non è solo cornice e personaggio guida ma riferimento costante, talvolta letterale o quasi: o voi ch’in piccioletta barca; io misi me per l’alto mare aperto; so essere loico anch’io. Ma c’è anche il Leopardi della Batracomiomachia e de I Nuovi credenti, della Palinodia, delle Operette morali (da gustare, a proposito, il dialogo tra Colombo e Gutierrez). Il pensiero corre infine alla Ciucceide o al Malmantile riacquistato o alla più nota Secchia rapita e, in genere, alla tradizione del poema eroicomico. Stesso scopo dissacrante, ma soprattutto stessa musicalità (pur nella differenza di rime e ritmi) che passa, per restare in metafora, dall’adagio, all’allegro, al lento con brio, al moderato.

Molti passi possono risultare oscuri, una certa cripticità va messa in conto e gli appellativi d’invenzione a volte non sono di facile attribuzione ai personaggi di riferimento; occorrerebbe un corredo di note (del resto l’autore è un esperto di critica dantesca, come si può riscontrare nel suo Piccarda c'est moi).

Di fronte al minimalismo della letteratura italiana contemporanea (che non è mera adozione dello stile di certa narrativa americana ma asfitticità di orizzonti e appiattimento sul linguaggio medio) quest’opera spicca per indiscutibile capacità creativa: ci vuole estro per inventare una lingua farcita di barbarismi, idiotismi, stramberie di ogni genere, bizzarrie nel lessico (moramazzare, pidriotto, imporbio, puvrino, sbartavell, mausi e scrausi…) pur nell’autocompiacimento di chi castigat ridendo mores. Tra lo scatologico e l’escatologico, l’autore si scatena in sboccate invettive o in raffinate schermaglie, si arrampica virtuosisticamente su grattacieli di cristallo ma sempre ci riconduce all’etica, alla morale, all’imperativo religioso.

Nel testo di Sacchini vediamo delinearsi una diversa cosmologia, un’architettura alternativa dell’oltretomba: un accenno di Paradiso (dove troviamo inopinatamente – e forse giustamente - l’Ulisse condannato dal Divino poeta) tanto Inferno e Purgatorio e soprattutto, oltre al limbo vero e proprio, un Antipurgatorio che accoglie anche l’anima di un suicida. Il tema era stato anticipato in un intermezzo dialogico, un battibecco tra l’autore ed Hemingway. Non troviamo tra i suicidi le più grandi anime? Se mai quella Misericordia oggi tanto proclamata ha motivo di sovrastare la giustizia, è nel caso dei poveri suicidi.

Elio Paoloni

Hai trovato utile o interessante questo articolo? 
Prova a dare un'occhiata ai nostri libri. 
Le Schegge Riunite non usano banner pubblicitari e contano su di te per poter proseguire il loro lavoro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Iscriviti alla nostra newsletter

Rimani aggiornato su articoli e pubblicazioni

Agosto 3, 2020
I personaggi femminili nella Gerusalemme Liberata

Per una qualche ragione, quando si studia la Gerusalemme Liberata si tende a concentrarsi sui personaggi maschili, dimenticando totalmente che ne esistono di femminili, e che questi sono tutt'altro che secondari, anzi, ad alcuni è riservato maggior spazio che agli uomini. Oltretutto il loro ruolo non è certo relegato a margine o a supporto degli […]

Giugno 29, 2020
L'accademia tamarra

Le malattie che sconvolgono l'accademia moderna, sia nei campi scientifici che in quelli umanistici e tecnici, sono numerose, ma si possono ricondurre ad un solo grande problema, ovvero l'ansia di campare del proprio studio. A riguardo si trova un interessantissimo articolo di Storia delle Idee che vi invito a leggere. Il pezzo si occupa principalmente […]

Giugno 24, 2020
La schiavitù nella letteratura 1: Odissea

Quando si parla di schiavitù si tende ad immaginarla in due modi che dipendono principalmente dall'iconografia (anche piuttosto recente) che ne è stata fatta. La prima è quella di povera gente costretta a costruire le piramidi sotto la minaccia della frusta, la seconda invece vede come protagonisti gli afroamericani nelle piantagioni di cotone e granturco […]

Iscriviti alla nostra newsletter

Rimani aggiornato sulle nostre ultime pubblicazioni

Le nostre rubriche

Top