C’era una volta un uomo che si chiamava Lucrezio; le vicende della sua vita restano avvolte dal mistero e interessano per lo più a coloro che vorrebbero vivere speculando sulla letteratura latina, per cui non me ne occuperò. Tuttavia vorrei ricordare un paragone che si trova nei primi versi del suo poema:

Poichè; qual, se fanciullo a morte langue,
Fisico esperto alla sua cura intento
Suol porgergli in bevanda assenzio tetro,
Ma pria di biondo e dolce mèle asperge
L’orlo del nappo, acciò gustandol poi
La semplicetta età resti delusa
Dalle mal caute labbra e beva intanto
Dell’erba a lei salubre il succo amaro,
Nè si trovi ingannata anzi piuttosto
Sol per suo mezzo abbia salute e vita;

Tal appunto or facc’io, perchè mi sembra
Che le cose ch’io parlo a molti indòtti
Potrian forse parer aspre e malvage,
E so che ’l cieco e sciocco volgo abborre
Da mie ragioni.

Come il ragazzo beve la medicina addolcita dal miele, così l’uditore del poema apprende le verità dure attraverso una forma piacevole, dice il poeta. Ma forse ci si può spingere oltre: non esiste un altro modo di apprendere e forse neanche un altro modo di educare, tramandare, parlare. La discussione teorica, è sempre un’imposizione e questo vale soprattutto per i bambini, e in particolar modo per quelli che noi chiamiamo “i valori”, dopo che Hegel ci ha insegnato a definirli tali. Il vantaggio dell’arte è che, a differenza della teoria, deve reggere un esame di qualità molto più severo e duro; deve confrontarsi con i suoi modelli e i suoi concorrenti nel genere di cui si occupa; deve essere ben fatta; deve essere convincente. Se non è così, non è meno arte, ma si tratta certamente di un’arte di pessima qualità.

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Samuele Baracani: nato nel 1991, biellese, ma non abbastanza, pendolare cronico, cresciuto nelle peggiori scuole che mi hanno avviato alla letteratura e, di lì, allo scrivere, che è uno dei miei modi preferiti per perdere tempo e farlo perdere a chi mi legge. Mi diletto nella prosa e nella poesia sull'esempio degli autori che più amo, da Tasso a David Foster Wallace. Su ispirazione chauceriana ho raccolto un paio di raccontini di bassa lega in un libro che ho intitolato Novelle Pendolari e, non contento, ho deciso di ripetere lo scempio con Fuga dai Faggi Silenziosi.