La storia secondo Assassin's Creed

Maggio 22, 2019
Samuele Baracani

Quando si parla di Storia è sempre necessario incasellarla in una narrativa. I semplici dati grezzi non sono nulla, neanche memoria, e restano totalmente inutili. D'altra parte i documenti con cui lo storico ha a che fare spesso contengono già un'interpretazione.
Quel che è chiaro è che fra tutte le narrative e tutte le interpretazioni occorre cercare quella più giusta e più corrispondente alla verità, nonostante sia sempre necessaria una minima semplificazione. In fondo il problema epistemologico di qualsiasi scienza è sempre stato di produrre un sistema il più possibile corrispondente alla realtà, operando una scelta fra tutti i paradigmi possibili.
Ora, è chiaro che la divulgazione a sua volta dovrà fare un nuovo compromesso e banalizzare per poter rendere accessibile a tutti quello che la scienza ha scoperto. E questo è certo un difetto perdonabile, come è perdonabile il fatto che l'intrattenimento e la letteratura non solo semplifichino ma giochino un po' con le verità con cui hanno a che fare per i loro scopi. Nessuno accuserà Walter Scott per avere dipinto nel suo Ivanhoe un contrasto tra sassoni e normanni ormai sopito da secoli, così come nessuno lo accuserà di aver inventato il nome Cedric. Allo stesso modo, nessuno potrà mai prendersela con la serie di videogiochi Assassin's Creed per aver diviso tutti i più famosi personaggi storici fra Assassini e Templari. Se nel primo caso si tentava di dipingere sotto la sfumatura di un passato lontano il conflitto fra Scozzesi e Inglesi, nel secondo si tratta di un espediente narrativo per mantenere alta la suspense e rendere più intrigante la vicenda.

La cosa piuttosto sconvolgente è che compaiano delle persone che si pongono al confine fra fiction e divulgazione e pretendano, non di rado con successo, di essere trattati da studiosi. Anzi, attorno a loro si creano dei seguiti non indifferenti che li adorano e li venerano come gli unici coraggiosi in grado di portare avanti delle verità scomode. Scomode verità che, guardacaso, finiscono con il coincidere con quelle di Assassin's Creed. Sette perseguitate dal potere ufficiale solo perché avevano un ideale stranamente anni '60, entità ataviche di provenienza più o meno terrestre che hanno lasciato manufatti di tecnologia superiore o, cosa ancora più interessante, la riduzione degli attori della storia a due, in continuo contrasto e animati l'uno dalla volontà di controllo, l'altro da una sorta di volontà anarchica; ovviamente quest'ultima costituisce il polo positivo.
Ora, date queste somiglianze notevoli pure nella disparità delle narrative e degli scopi, sarebbe opportuno presupporre una o più fonti comuni da cui hanno preso. Considerando però le caratteristiche condivise, si scoprirebbe presto che, pur essendo estremamente rilevanti individualmente, queste convergenze sono inconsistenti se prese tutte insieme. Sembrano più dei dogmi incontestabili che creano rottura, piuttosto che dei puntelli su cui la teoria si regge, quasi delle rovine attorno a cui ci si è trovati costretti a costruire senza poterle toccare.

Quali sono quindi questi punti fermi? Elenco qui quelli che più mi saltano all'occhio.

1) La Bibbia è un testo di valore altissimo, ma è stato mal interpretato, forse volutamente e forse no, da coloro che ne avevano il messaggio in custodia;
2) Le mitologie sono tutte vere e descrivono fatti realmente accaduti con le povere parole degli uomini dell'epoca;
3) Tutte queste teorie sono animate da una forte tendenza anticlericale, basata sulla critica al potere e alla ricchezza della Chiesa Cattolica (sono raramente menzionate altre Chiese e ancor meno organizzazioni religiose);
4) Un'idea liquida di religiosità con tendenza eclettica e sincretistica;
5) Una strana passione per gli oppressi e i perseguitati.

Armonizzare anche solo questi pochi punti fra di loro sarebbe già complicato se essi non avessero delle contraddizioni interne. Non serve un esperto per capire che per validare un'interpretazione della Bibbia occorre per lo meno credere a quelli che l'hanno messa insieme e che credergli solo finché non contraddicono le nostre teorie è una parodia mal riuscita del metodo di Machiavelli. Chi ha letto qualcosa di mitologia ha scoperto in brevissimo tempo che esistono un'infinità di versioni contrastanti degli stessi racconti, spesso, miracoli della narrativa popolare, con delle differenze abissali le une dalle altre. Pretendere di ricavare un fatto storico da decine di versioni differenti a livello sostanziale fra di loro invece che affidarsi a documenti e testimonianze, anche ammettendo una base storica del mito, sembra più che altro un tentativo di suonare un pianoforte con i piedi quando si hanno le mani che sono fatte apposta. L'anticlericalismo è poi una posizione fortemente antistorica. Se la Chiesa ha avuto, e ha, potere e ricchezza è perché le è stato permesso; in alcuni periodi, perché era persino considerato fondamentale che li avesse. Si può criticare quanto si vuole gli uomini figli del loro tempo che non si opponevano a questo potere (in nome di cosa poi avrebbero dovuto?), ma bisogna ricordarsi che siamo anche noi figli del nostro e che paghiamo quella che chiamiamo libertà in modo molto più caro di quello di qualsiasi altra epoca, tra grande fratello digitale e sottomissione alla più assurda burocrazia. L'eclettismo e il personalismo diventano immediatamente ridicoli quando iniziano a prendere elementi da religioni nate per essere espressamente ufficiali, ma ancora di più quando pescano da quelle più private e iniziatiche. La religione è sempre stata ben distinta dalla religiosità; ha sempre avuto dei meccanismi, riti e credenze che erano considerate essenziali alla stessa; non si è mai presentata come il rapporto con il divino, ma come il rapporto giusto con il divino. La prima cosa che le eresie, le sette, le religioni misteriche e iniziatiche hanno fatto è stata di dotarsi di un insieme di riti e credenze comunitari perché qualunque religione può essere personale solo quando è ufficiale. D'altra parte gli eresiarchi non sono mai stati convinti di essere eretici, piuttosto di essere gli unici a vedere la verità. Non cercavano la propria via, ma la via di tutti che gli altri avevano perduto. Un tentativo vago di distanziarsi dalla religione ufficiale non può che essere destinato a ricascarci pesantemente ed infatti il culto dei martiri è forse la più chiara impronta del Cattolicesimo nella cultura moderna. Si può dire quello che si vuole di Socrate ed Ali, eppure essi non possono che sfigurare di fronte all'enorme numero di martiri che vanta la Chiesa Cattolica, ed al culto stesso del martirio che fa parte della sua cultura. Fino all'avvento del Cristianesimo morire per le proprie idee era una brutta disgrazia o una grossa fesseria che poteva capitare di compiere La storia ha rapidamente dimenticato i santoni del passato, come quel Peregrino di cui ci racconta Luciano di Samosata con tanto disprezzo. Solo il Cristianesimo poteva insegnare che c'era una gloria nel morire in modo inglorioso. E così questi nuovi inventori della storia finiscono col riconoscersi, nel tentativo di allontanarsi dal Cristianesimo, nella particolarità che più lo caratterizza, ironia della corta prospettiva umana. Eppure con quanta foga ci si scagliano contro! Ma forse è proprio in questo che possiamo trovare la ragion d'essere. Gli uomini di oggi si sono trovati privi di una mitologia. Hanno provato a credere a quella Sovietica o Americana e hanno dovuto vedere l'una soccombere e l'altra contraddirsi tante volte da perdere completamente la propria identità. E dunque, dato che da soli, per Ausbau (elaborazione) non riescono a produrre qualcosa di valido, ci provano per Abstand, ovvero cercano di distanziarsi il più possibile dall'ultima mitologia solida sopravvissuta.

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