Il culto della costituzione morirà; non tanto perché sia sbagliato o perché la costituzione non sia necessaria, ma per il semplice fatto che è un culto. C’è un profondo nichilismo iconoclasta nell’uomo che lo spinge a rifiutare e abbattere ogni divinità e ogni illusione. È quel nichilismo su cui Ebraismo, Cristianesimo e Islam fondano la loro teologia elementare: non avrai altro dio all’infuori di me. Gli dei pagani che avevano orecchie e non udivano, occhi e non vedevano, piedi e non camminavano sono crollati ed un idolo che non ha neanche questi attributi è difficile abbia maggior fortuna.

Il suo punto debole è proprio la sua sacralizzazione, perché un uomo da una divinità pretende che sia divina, che sia potente e che sia vera. Ora nell’antichità ci si poteva illudere che Atena prendesse parte ad una battaglia e sappiamo che questo permise a Pisistrato di entrare glorioso ad Atene. Ma vedere la costituzione che regge in un angolo l’egida e nell’altro la lancia provocherebbe più riso che ammirazione reverente.

Il fatto che le idee siano a prova di proiettile ci ha fatto montare la testa e ci ha fatto dimenticare che anche i proiettili sono a prova di idea. Se l’astrazione non viene toccata dalla concretezza è solo perché è astratta e ciò che è astratto è molto più evanescente di ciò che è concreto. Non solo non si può pretendere di costruire una casa con il pensiero, anche se si tratta della casa ideale, ma non si può neanche pretendere che la casa ideale resti la stessa. Il mondo cambia ed il pensiero si adegua. La teoria nasce sempre dalla pratica e ancora di più dall’esperienza. Hobbes non avrebbe scritto Il Leviatano se non fosse stato inglese. Rousseau non avrebbe scritto il discorso sulla diseguaglianza se non fosse stato francese. Il loro modo di stare dentro ad uno Stato dava loro una prospettiva particolare e li rendeva particolarmente attenti ad alcuni problemi a cui intendevano rispondere, cosa che dovrebbe fare la legge, anche quando si tratta di una legge fondante.

D’altra parte questo culto è, già di per sé, un grave segno di debolezza. Quando si comincia a difendere qualcosa non perché è buono ma perché è così e così deve essere, significa che le ragioni che ce lo facevano preferire sono svanite o stanno per lo meno traballando. Una struttura troppo rigida può rischiare di spezzarsi; ma una struttura che si affida alla rigidezza come se fosse solidità, questa è sicuramente destinata a crollare in breve tempo. Non motivare qualsiasi cosa se non con la sua necessità per lo status quo, o per il bene dello stato, non è neanche idolatria, è pigrizia intellettuale e non bisogna fidarsi degli architetti pigri.

Website | + posts

Samuele Baracani: nato nel 1991, biellese, ma non abbastanza, pendolare cronico, cresciuto nelle peggiori scuole che mi hanno avviato alla letteratura e, di lì, allo scrivere, che è uno dei miei modi preferiti per perdere tempo e farlo perdere a chi mi legge. Mi diletto nella prosa e nella poesia sull'esempio degli autori che più amo, da Tasso a David Foster Wallace. Su ispirazione chauceriana ho raccolto un paio di raccontini di bassa lega in un libro che ho intitolato Novelle Pendolari e, non contento, ho deciso di ripetere lo scempio con Fuga dai Faggi Silenziosi.