Cleopatra, una donna che non ha fatto la storia

Settembre 7, 2020
Samuele Baracani

"Ha fatto la storia" è l'affermazione forse più abusata nella divulgazione, secondo una moda sensazionalistica che pare proprio non si possa evitare. Quando poi entrano in gioco politiche e ideologia, la faccenda si complica ulteriormente, in particolare quando si tratta di minoranze oppresse che vogliono godere infine delle luci della ribalta, e questo vale in particolare per il femminismo. Ecco allora che le donne di cui abbiamo un qualche ricordo diventano immediatamente straordinarie, che si tratti di semisconosciute come Ipazia o di arcinote come Cleopatra, insieme a tutte le altre, Zenobia, Boadicea e quant'altre.

Se si vuole uscire dalla retorica, però, e si inizia ad osservare i fatti per come sono, si potrà notare che la vicenda di tutte queste donne è stata per lo più un sassolino che la Storia si è scossa dai calzari per poi procedere oltre. Può sembrare una visione crudele, ma sulla Storia ha ragione Montale, nel tratteggiarla come una forza distruttrice, un tritacarne che però di tanto in tanto dimentica qualcuno.

La storia non è poi
la devastante ruspa che si dice.
Lascia sottopassaggi, cripte, buche
e nascondigli. C'è chi sopravvive.
La storia è anche benevola: distrugge
quanto più può: se esagerasse, certo
sarebbe meglio, ma la storia è a corto
di notizie, non compie tutte le sue vendette.

Se però bisogna notare una cosa, è che questa maestra severa alcune vendette le ha portate fino in fondo, accanendosi con una furia inusuale su alcuni, tra cui la nostra regina d'Egitto, Cleopatra VII. La sua storia, più che somigliare a quella di un Napoleone, ricorda molto quella di Pirro. Nata figlia di re, costretta all'esilio da una rivolta quando aveva 10 anni, poi tornata in patria e costretta nuovamente all'esilio dalle trame del fratello, Tolomeo XIII, Cleopatra, ha avuto ben poco un ruolo da protagonista. Anche al termine della guerra fra lei e il fratello, vinta grazie all'appoggio di Cesare, si ritrovò semplicemente a dover dividere la reggenza con il fratello minore, in uno stato che ormai era invaso da truppe romane e ridotto ad un fantoccio. Dopo la morte di Cesare si ritrovò senza protettore e si affidò di conseguenza all'unico che poteva garantirle una sicurezza sufficiente, ovvero Marco Antonio, e qui inizia veramente la sua vicenda. Se non che, la maggior parte delle grandi conquiste di Cleopatra sono dovute a donazioni di Antonio, il quale si dimostrò in seguito del tutto interessato a crearsi un proprio dominio orientale, tanto da iniziare ad essere coniato sulle monete egizie. L'unica campagna vittoriosa dei due fu quella contro l'Armenia, celebrata in gran pompa. Da lì in poi, con qualche successo diplomatico e tanta vanagloria, i due non fecero altro che accelerare la loro caduta, avvenuta proprio a causa del loro legame e dei loro artifici politici. Durante la battaglia di Azio, infatti, la nave di Cleopatra si aprì un varco per fuggire e Antonio la seguì, abbandonando i suoi soldati senza generale, e fu così che si concluse uno dei momenti di massimo pericolo per Roma e lo strascico infinito delle guerre civili dovute ai triumvirati. Se Cleopatra ha fatto la storia, l'ha fatta aprendo le porte ad Ottaviano e consegnando tutto il suo impero nelle mani del rivale.

Allora perché Cleopatra è ritenuta così importante? Perché la sua figura sembra oscurare persino quella di Ottaviano Augusto, Antonio, Cesare e quanti altri che furono davvero gli attori della loro epoca? Perché il suo fragile impero, costruito con la forza di altri e perito nel giro di pochi lustri, viene così esaltato?

La risposta può sembrare scontata, ma è molto semplice: non aver fatto la storia non significa non aver fatto la letteratura e ancor di più l'editoria. La figura di Cleopatra è estremamente affascinante e decisamente molto vendibile. Dovendo scegliere tra una storia su Marco Antonio e su di lei, con tutta probabilità sarebbe la regina ad attirare la nostra attenzione. Grazie al suo essere donna, in parte anche per un sessismo endemico e inestirpabile in quelli che compongono il pubblico, la sua vicenda acquista un sapore particolare. I suoi amori diventano improvvisamente pruriginosi, i suoi intrighi pizzicano la nostra curiosità soprattutto grazie alle sue capacità seduttive. Ciò che conta di lei è che fosse una donna, il che vanifica totalmente la patina di femminismo che le si cerca di verniciare addosso: il suo essere donna è una curiosità piccante da dare in pasto al pubblico, e come tale resta.

Ogni volta che si sente "grande donna" sarebbe opportuno domandarsi se questa affermazione è quel tributo dovuto al femminismo d'accatto, oppure se si vuole parlare veramente di qualcuno di grande. Quando le vanterie si fermano al fatto che Cleopatra o chi per lei è stata potente, che ha comandato degli uomini, o sia pure abbia fatto successo, occorre stare in guardia. Tutto il gioco di questo tipo di divulgazione e di narrazione è basato sull'appellarsi a fantasie più o meno basse, ma sicuramente poco utili per l'umanità, soprattutto quando tutto questo è fatto solo per ragioni di vendite, share ed altre questioni ancora meno nobili.

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